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Domanda che in molti si pongono. Ma è davvero possibile

sapere quando e dove accadrà? I luoghi a maggior

pericolosità sismica li conosciamo ma quando... ancora no

  

I terremoti fanno parte della natura della Terra e dimostrano che il nostro pianeta è vivo e in continua evoluzione.
La crosta terrestre è molto sottile e potrebbe essere paragonata alla buccia di un’arancia. È composta da una serie di Grandi Placche e una serie di Micro Placche in continuo movimento.

I più grandi terremoti vengono generati ai confini di queste Placche e possono sprigionare energie enormi con terremoti di inaudita violenza che in determinate occasioni e circostanze determinano anche lo svilupparsi di Tsunami con onde che possono raggiungere zone distanti migliaia e migliaia di chilometri.

 

 

Nel nostro paese tali terremoti non sono mai stati registrati e il più forte ha toccato “solo” la magnitudo 7.4 nell’anno 1693 distruggendo quasi completamente il territorio della Sicilia Orientale causando decine di migliaia di vittime ma, come ben sappiamo, ogni record è destinato ad essere superato.

 

 

L’ultimo grande terremoto italiano risale al 1980 quando una scossa di magnitudo 6.9 sconvolse l’Irpinia ma recentemente ricordiamo altri terremoti che, anche se meno violenti, fecero registrare innumerevoli danni e un alto numero di vittime. Fra questi, in ordine temporale, Emila 2012, Abruzzo 2009, Molise 2002, Umbria 1997, Friuli 1976, Belice 1968 ed altri ancora fra i quali i più forti dello scorso secolo Abruzzo 1915, Stretto di Messina 1908 e Calabria 1905.

Allo stato attuale non è possibile sapere quando e dove accadrà il prossimo forte terremoto ma una cosa è certa, accadrà.

Se il terremoto de L’Aquila si è manifestato in una zona ad altissima pericolosità sismica, ove c’erano già degli studi che indicavano tale zona come possibile per un futuro terremoto, non si può dire altrettanto del terremoto emiliano verificatosi in una zona certamente meno pericolosa, anche dal punto di vista storico, e che in termini di probabilità forniva scarse indicazioni.

 

Dal punto di vista statistico e dalla frequenza dei terremoti storici sarebbe ovvio pensare che la zona a maggior rischio catastrofe possa essere ancora il Sud Italia ed in modo particolare tutta la zona compresa dal Siracusano fino all’alta Calabria che sono, fra le altre cose, le zone più vicine al margine di confine fra la Placca Africana e la Placca Eurasiatica e con strutture sismogenetiche superficiali molto complicate e contorte.

Ma generalmente tutta la catena Appenninica è a grande rischio, nonostante i recenti terremoti, oltre alla zona Nord-Est della nostra penisola che comprende le province di Udine, Pordenone, Belluno e Treviso.

La media per l’accadimento di un terremoto maggiore di magnitudo 6.5 è di circa uno ogni 40 anni mentre per un terremoto maggiore di 5.5 la media si abbassa ad uno ogni circa 4 anni ma la cosa sconcertante è che pur trattandosi di terremoti decisamente più piccoli rispetto a quanto accade in altri luoghi del pianeta, tali terremoti, in Italia, sono in grado di distruggere le nostre costruzioni e di uccidere molte vite umane.

Se è vero che il nostro paese ha un’antica storia con insediamenti che risalgono ad oltre 1000 anni fa è altrettanto vero che a seguito delle catastrofi già descritte non abbiamo mai posto seri rimedi. È probabile, ma non certo, che le uniche zone “sicure” siano quelle ricostruite dopo l’evento subìto, o quantomeno lo vogliamo sperare.

I terremoti più violenti in Italia, per fortuna, accadono molto raramente ma è proprio questo motivo che determina la “dimenticanza” di questo tipo di evento naturale. Gli amministratori locali restano in carica solo alcuni anni e perciò demandano ai loro successori la risoluzione dei problemi. La cultura della prevenzione è ancora molto lontana e di questo ci dobbiamo rendere tutti colpevoli perché anche noi, come gli amministratori locali, demandiamo ai nostri posteri le soluzioni e le sofferenze del prossimo terremoto che distruggerà interi paesi e mieterà vittime.

 

 

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